È il carnevale più pazzo dell’Anglona, l’unico che può vantare un pranzo comunitario completamente gratuito per tutti e una festa che prosegue tra balli e musica per tutte le età fino a tarda notte. È il “Sapadu Iscasciadu”, l’ultimo, irriverente colpo di coda del Carnevale bulzese, celebrato in piena Quaresima quando altrove il tempo della festa è ormai concluso. Attorno alla nascita di questa festa si è detto di tutto. Nel corso degli anni sono nate leggende e miti, si sono confuse date, luoghi e personaggi che hanno dato vita a questa festa. Ma al di là della data vogliamo raccontare gli avvenimenti storici che portarono alla nascita di quello che oggi è conosciuto in tutto il nord Sardegna come “Sapadu Iscasciadu”, l’ultimo strascico di carnevale in piena Quaresima: Era infatti il secondo giorno di Quaresima, e sette amici, Lorenzo e Nardo Mulargia, Giovanni Pinna (Pedro), Giulio Dettori, Sebastiano Sardu (Biccianu), Angelo Ricciu e Mario Piga, riuniti al bar di Salvatore Mureu, decisero, quasi goliardicamente, di allungare di un giorno il carnevale di quell’anno, fissandolo al sabato successivo, e al quale, su idea di Angelo Ricciu, imposero il nome di “Sapadu Iscasciadu”; un nome che ancora oggi evoca quello spirito irriverente e popolare che caratterizza l’evento. Si riprendeva in qualche modo, una vecchia tradizione festaiola bulzese, su “Jobja de redundholos” (il giovedì dei rimasugli), con l’intento di far rivivere quella che si supponeva fosse un’antica abitudine del paese: celebrare ancora, nonostante la Quaresima già iniziata, un ultimo momento di convivialità collettiva. I sette amici avevano poco tempo per organizzare quel pranzo che di lì a qualche anno avrebbe caratterizzato per sempre il colpo di coda del carnevale . Si misero allora in fretta e furia, a chiedere a questo e a quel compaesano: un po’ di carne, un po’ di pane, un po’ d’olio ecc…, tutto allo scopo di realizzare un pranzo possibilmente abbondante, da tenersi in piazza e completamente gratuito, per chiunque avesse voluto parteciparvi… Fu un gesto semplice ma rivoluzionario, che negli anni sarebbe diventato il tratto distintivo della festa e che ancora oggi rappresenta un unicum nel panorama carnevalesco dell’Anglona. Oggi lo spirito di quella prima edizione rivive ogni anno nel pranzo gratuito ed aperto a tutti a base di gnochetti sardi al sugo e pecora bollita, formaggio, e frittelle presso la tensostruttura di Via Segni. Subito dopo il pranzo si svolge la sfilata dei gruppi mascherati con la partecipazione di carri e maschere anche dai centri limitrofi, al termine ballo lisco e balli di gruppo in piazza in piazza del comune, mentre fino a tarda notte i balli in maschera si spostano di nuovo all’interno della tensostruttura. Fino a qualche anno fa la domenica si affrontavano, in maschera, due squadre di calcio: “Bos faghimus su culu” e “Amus a bìdere”, oggi questa partita non viene più disputata e ci si limita alla pentolaccia per i bambini e ad offrire a tutti pane, formaggio e frittelle.